Serie A
Calcio e superstizione: i riti più assurdi e curiosi dei calciatori prima di scendere in campo
Tra scarpe fortunate, preghiere, tic e parastinchi magici: il mondo scaramantico nascosto dietro ogni match
C’è chi entra in campo con il piede destro, chi tocca l’erba, chi fa tre segni della croce, chi si allaccia le scarpe in un certo modo o si siede sempre nello stesso posto sul pullman. Nel calcio, più che in qualsiasi altro sport, il confine tra razionalità e superstizione è labile. Soprattutto a certi livelli, quando la pressione è altissima, la scaramanzia diventa un’ancora, un conforto, un modo per “controllare” l’imprevedibile. Non si tratta solo di folclore: i riti scaramantici sono parte integrante della routine di molti calciatori.
Alcuni sono diventati famosi quasi quanto le loro giocate. Altri restano piccoli segreti custoditi nello spogliatoio. In ogni caso, raccontano molto della psicologia degli atleti e di quanto, anche nel professionismo, resti forte il bisogno di aggrapparsi a qualcosa di irrazionale.
I grandi nomi e i loro gesti fortunati
Molti campioni hanno dichiarato apertamente le loro manie pre-partita. Gennaro Gattuso, ad esempio, indossava sempre gli stessi parastinchi. Fabio Cannavaro usava una gomma da masticare ben precisa. Laurent Blanc baciava la testa di Barthez prima di ogni partita ai Mondiali 1998: un rito diventato virale prima ancora che esistessero i social.
E chi può dimenticare il portiere svedese Thomas Ravelli, che durante i rigori camminava avanti e indietro come un ossesso per confondere gli avversari… ma anche per esorcizzare la tensione?
Scelte assurde, ma (quasi) sempre le stesse: i riti scaramantici dei calciatori
Il bello (o il bizzarro) della scaramanzia calcistica è che può diventare totalmente illogica. C’è chi mangia sempre la stessa cosa prima di una gara — pasta in bianco o petto di pollo — e chi ascolta una canzone precisa nello spogliatoio. Alcuni si tagliano i capelli prima dei match importanti. Altri indossano biancheria di un certo colore o evitano di radersi.
L’ex difensore Taribo West, oltre alla celebre acconciatura verde fluo, pregava in ginocchio da solo negli spogliatoi prima di ogni incontro. E lo faceva a voce alta. Un misto di fede e rituale che era diventato il suo marchio.
Quando la scaramanzia diventa ossessione
C’è un limite tra gesto rituale e dipendenza psicologica? Alcuni psicologi sportivi dicono di sì. Il problema nasce quando il calciatore non riesce a esprimersi se qualcosa nel rituale “salta”. È successo a più di un professionista, incapace di entrare in campo senza quel gesto, quella maglia, quel momento.
Ma finché si tratta di routine innocue, spesso sono le stesse squadre ad assecondarle: è il modo in cui l’atleta scarica la tensione, entra nella sua “zona” e si sente pronto.
E in Italia? Quali sono i calciatori dai gesti scaramantici più strani?
Anche nel nostro calcio abbondano gli esempi. Totti entrava sempre con il piede destro. Del Piero si sistemava i calzettoni in un certo modo. Antonio Cassano dormiva con la maglia da gara la notte prima della partita. E alcuni allenatori — da Lippi a Mazzarri — erano noti per posizionarsi sempre nello stesso punto dell’area tecnica, come fosse una cabala.
Ma tra i più famosi c’è sicuramente Luciano Spalletti: abitudinario come pochi, indossa sempre lo stesso abbigliamento finché la squadra vince. E guai a cambiare.
Una fede che non si allena
Nel calcio, la scaramanzia è una religione laica. Nessuno ti insegna a essere scaramantico, ma lo diventi. Perché il pallone è rotondo, certo, ma anche il destino lo è. E quando tutto è in bilico, un piccolo gesto può sembrare l’unico modo per sentirsi al sicuro. Anche se non cambia nulla. O forse sì.
