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Italia, le possibili avversarie in semifinale playoff: tra insidie, ricordi e nuovi pericoli
Le quattro possibili rivali degli azzurri ai playoff Mondiali: tra ricordi ingombranti, insidie tecniche e una qualificazione che passa soprattutto dalla testa
Che clima c’è attorno all’Italia di Gattuso? Quello classico da playoff: un misto di fiducia, prudenza e quella sottile paura di rivivere déjà-vu poco piacevoli. Perché i nomi delle quattro potenziali avversarie della semifinale di marzo non sono certo mostri imbattibili… ma nemmeno sparring partner. E, come spesso accade, la vera partita si giocherà soprattutto nella testa.
Le quattro possibili rivali, messe in fila per pericolosità, sono Svezia, Romania, Macedonia del Nord e Irlanda del Nord. Nomi già sentiti, alcuni dei quali associati a brutti ricordi. Ma a livello attuale, almeno sulla carta, gli azzurri partono favoriti contro tutte.
Svezia, la vera mina vagante
Se c’è una nazionale che oggi fa scattare l’allarme rosso, è la Svezia. Non per il momento — disastroso, con zero vittorie nel girone qualificazioni e un cambio in panchina forzato — ma per la qualità dei singoli.
Gli scandinavi sono reduci da una campagna fallimentare, tanto da costare la panchina a Jon Dahl Tomasson. Ora tocca a Graham Potter tentare la magia. Ma i nomi? Fanno tremare.
Isak, pagato 125 milioni dal Liverpool. Gyokeres, 63 milioni all’Arsenal.
Due centravanti in grado di aprire le difese con un colpo, proprio come i “mostri” norvegesi Haaland e Sorloth che ci hanno appena fatto male. Attorno a loro, elementi di valore: Kulusevski, Elanga, Lindelof, Hien e il talento Bardghji, nuovo colpo del Barcellona.
A livello di ranking FIFA, gli svedesi sono al 43° posto. Sulla carta molto indietro. Ma proprio per questo, con quel potenziale rimasto inespresso, sono l’avversario meno desiderabile.
Romania, esperienza in panchina ma poca pericolosità davanti
Gli 80 anni di Mircea Lucescu dicono molto della Romania: enorme esperienza, disciplina, capacità di tenere le partite sporche. Se dovesse centrare la qualificazione, diventerebbe il commissario tecnico più anziano della storia dei Mondiali.
Il cammino? Terzo posto in un girone dominato da Austria e Bosnia. 4 vittorie, un pari e 3 sconfitte. Numeri normali, senza squilli. Ha segnato 19 reti, ma 12 contro San Marino: dato che va ridimensionato.
Il vero problema è l’attacco: Birligea, Tanase, Dragus non fanno paura. Molto meglio il centrocampo, con Ianis Hagi, Marin e l’ex Parma Dennis Man. Squadra quadrata, ma con poca fantasia e poca profondità offensiva.
Non va ai Mondiali dal 1998. Un motivo c’è.
Macedonia del Nord, la ferita non ancora rimarginata
La Macedonia è un nome che a noi italiani fa scattare una spia dolorosa. Palermo, 2022, Trajkovski. Basta questa frase per capire.
Ma a livello tecnico, oggi non è una squadra da temere quanto quattro anni fa. Ha chiuso terza dietro Belgio e Galles — e il Galles non è più quello di Bale, Ramsey e compagnia. Ha perso una sola volta… ma 7-1 contro i gallesi nell’ultima partita. Un tracollo che racconta meglio di tutto le fragilità di questa nazionale.
Elmas resta il faro, la spina dorsale è simile a quella che ci eliminò, ma l’impressione è che la Macedonia sia meno solida di un tempo. Pericolosa per i precedenti, non per il presente.
Irlanda del Nord, spirito British e poco altro
Ultima apparizione ai Mondiali: 1986. Questo basterebbe per inquadrarne la dimensione. Una nazionale fisica, intensa, coriacea, che vive dell’energia tipica delle britanniche. Ma tecnicamente è un gradino sotto le altre.
Terza nel suo girone dietro Germania e Slovacchia, ha battuto due volte il Lussemburgo e poco altro. In cinque giocano in Premier, il talento vero è Conor Bradley del Liverpool. Gli altri oscillano tra Championship e League One.
Pericolosa solo se la prendi sottogamba: intensità, duelli, palle alte. Ma nulla che l’Italia, se messa bene in campo, non possa gestire.
