Calcio Estero e Internazionale
Premier League, 10 miliardi di euro in 5 anni: il calciomercato parla inglese
Spese record, diritti tv miliardari e trofei internazionali: la supremazia economica (e sportiva) del campionato britannico è evidente
La Premier League continua a dominare il panorama del calcio europeo e mondiale, almeno quando si parla di calciomercato. A distanza di sole tre settimane dall’apertura della sessione estiva 2025, i club inglesi hanno già investito quasi 1,87 miliardi di euro, confermandosi ancora una volta come la potenza economica per eccellenza del calcio globale.
Non si tratta di un caso isolato: negli ultimi cinque mercati estivi, le venti squadre della massima serie britannica hanno speso complessivamente 10 miliardi di euro, secondo quanto riportato da Transfermarkt. Una cifra che lascia indietro – e non di poco – tutti gli altri campionati europei d’élite.
Un gap incolmabile con gli altri top campionati
Spagna, Italia, Germania e Francia restano lontane, capaci solo in parte di tenere il passo con le big inglesi. Certo, club come Real Madrid, Bayern Monaco, PSG o Napoli e Juventus continuano a muovere cifre importanti. Ma il ritmo con cui investe la Premier è semplicemente su un altro livello.
Nel solo mercato estivo 2025, la Serie A è la seconda lega per spesa complessiva: circa 700 milioni di euro, con un bilancio quasi in parità grazie a 630 milioni incassati dalle cessioni. Meglio ancora la Bundesliga, che finora ha venduto per 558 milioni, spendendone 474. La Ligue 1, trainata da un PSG campione d’Europa ma meno spendaccione rispetto al passato, ha investito 250 milioni incassandone 165. La Liga, infine, si mantiene in equilibrio con circa 400 milioni spesi e altrettanti guadagnati.
Da dove arriva tutta questa forza?
Il segreto dell’enorme potere economico della Premier risiede in una combinazione di fattori. Le proprietà delle squadre – tra fondi statunitensi, investitori britannici e capitali mediorientali – dispongono di risorse pressoché illimitate. Ma il vero motore è rappresentato dai diritti televisivi: per il quadriennio 2025–2029 si prevede un ricavo di 8 miliardi di euro solo da questo fronte.
Nel 2023/24 il fatturato totale della Premier è stato di 7,3 miliardi, più del doppio rispetto alla Serie A. Una montagna di denaro che consente alle squadre inglesi non solo di acquistare, ma anche di vendere bene: degli oltre 10 miliardi investiti in cinque anni, ben 6 miliardi sono stati recuperati dalle cessioni.
Colpi da record: Wirtz, Grealish e Fernandez
Non sorprende, quindi, che tra i 25 acquisti più costosi della storia del calcio, 9 siano stati realizzati da club della Premier League negli ultimi cinque anni. Il Liverpool ha appena messo a segno il sesto colpo più oneroso di sempre con l’acquisto di Florian Wirtz per 125 milioni di euro. Il Chelsea detiene ancora il settimo posto grazie all’arrivo di Enzo Fernandez nel 2022, mentre Jack Grealish al Manchester City nel 2021 chiude la top ten con 117 milioni.
Questi investimenti, oltre a far lievitare le quotazioni dei calciatori, testimoniano l’ampiezza del budget disponibile anche per le “seconde linee” della Premier, che possono permettersi operazioni che in altri campionati sarebbero considerate eccezionali.
Calciomercato Premier League, non solo spese: anche i trofei parlano inglese
Spendere tanto ha senso solo se si vince. E la Premier ha vinto. Dal 2021 a oggi, i club inglesi hanno conquistato ben nove trofei internazionali. Tra questi spicca la Champions League 2023 vinta dal Manchester City, la Conference League del West Ham nel 2023 e quella del Chelsea nel 2025. E ancora: il Tottenham si è aggiudicato l’Europa League 2025 e si giocherà la Supercoppa UEFA contro il PSG.
Sul fronte del Mondiale per Club, il Chelsea ha trionfato due volte e il City una, aggiungendo ulteriore prestigio internazionale al dominio inglese.
Un dominio destinato a durare?
Con investimenti che superano ogni logica di mercato e una macchina perfettamente oliata tra diritti tv, branding globale e proprietà forti, la Premier League sembra destinata a mantenere il proprio primato. L’unico interrogativo riguarda l’equilibrio competitivo europeo: riusciranno gli altri campionati a reggere il confronto sul lungo periodo?
