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Serie A, perché si gioca anche di venerdì: le nuove abitudini del calcio e le ragioni dietro gli anticipi

Diritti TV, impegni europei e strategie dei club: ecco come il venerdì è diventato il nuovo giorno del pallone

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Telecamera calcio

Una volta, il calcio era sinonimo di domenica. Al massimo sabato. Ma oggi, quando si guarda il calendario della Serie A o delle principali competizioni europee, non sorprende più vedere una partita in programma al venerdì sera. Ma da dove nasce questa tendenza? E perché si gioca proprio di venerdì?

La risposta non è unica. Dietro questa scelta ci sono esigenze televisive, logiche organizzative, strategie di marketing e anche considerazioni fisiche. Il calcio moderno, sempre più globalizzato e “spezzettato”, ha riscritto anche le abitudini settimanali dei tifosi.

Le esigenze delle TV: lo show in prima serata

La prima grande motivazione risiede nei diritti televisivi. Le emittenti, che investono centinaia di milioni di euro per trasmettere le partite, vogliono contenuti distribuiti lungo tutta la settimana per massimizzare audience, abbonamenti e visibilità. Il venerdì è una serata appetibile: la gente è più libera, c’è meno concorrenza da altri eventi sportivi e si apre simbolicamente il weekend.

Inoltre, trasmettere un match di cartello al venerdì permette di avere il focus mediatico quasi esclusivo, senza “concorrenza” da parte delle altre partite del sabato o della domenica. E poco importa se la Serie A, ad ogni modo, non ha i diritti televisivi della Premier.

Le coppe europee e la gestione del calendario

Un’altra ragione è logistica. Se una squadra è impegnata in Champions League, Europa League o Conference League il martedì o mercoledì successivo, anticipare la sua gara al venerdì è un modo per concederle un giorno in più di recupero. Lo stesso vale al contrario: chi ha giocato il mercoledì può posticipare al lunedì.

Questo avviene soprattutto nelle fasi a gironi delle coppe europee, quando gli impegni sono frequenti e la gestione della condizione fisica è fondamentale. A decidere, in questi casi, è la Lega di Serie A in accordo con club e broadcaster.

Il venerdì dei big match? Non sempre

A differenza di quello che accade al sabato sera o alla domenica alle 20:45, il venerdì difficilmente ospita i match più attesi. Le emittenti tendono a riservare i grandi scontri diretti a slot più “prestigiosi” in termini di ascolti. Il venerdì è spesso affidato a partite di media fascia, magari con squadre coinvolte in Europa, oppure a sfide che coinvolgono piazze calde ma non da prime pagine.

Tuttavia, anche questa tendenza è in evoluzione: sempre più spesso il venerdì viene utilizzato per testare nuove formule di fruizione, dal calcio in streaming a eventi promozionali legati al matchday.

Una scelta anche commerciale

Alcuni club vedono nel venerdì una possibilità interessante: anticipare la gara permette di avere il weekend libero per allenarsi o pianificare spostamenti. Inoltre, per le squadre con bacini di tifosi molto locali, il venerdì sera può favorire l’affluenza allo stadio rispetto a un orario pomeridiano del sabato.

Certo, per chi lavora il giorno dopo non è sempre il massimo. Ma per molti appassionati, la partita al venerdì rappresenta un appuntamento fisso per iniziare il fine settimana. Anche i pub e i locali ne hanno tratto vantaggio: le “notti del calcio” si sono moltiplicate.

Il calcio moderno non ha più un giorno solo

La verità è che nel calcio contemporaneo non esiste più un “giorno sacro”. Tra anticipi, posticipi, Monday Night e Friday Night, ogni giornata di campionato dura quasi cinque giorni. Questo frammenta il racconto, ma permette una distribuzione più capillare dell’offerta e una copertura quasi costante da parte dei media.

Il venerdì, insomma, non è un’eccezione: è diventato parte integrante del calcio moderno. Un nuovo modo di vivere la passione, in un tempo che cambia — ma in cui il pallone continua a rotolare.

Nato a Nocera Inferiore il 10 febbraio 1994, è fotoreporter e giornalista nel settore dell'informazione sportiva. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione nel 2016 presso l'Università degli Studi di Salerno, e nel 2018 in Corporate Communication e Media nello stesso ateneo. Passionale, creativo, amante della comunicazione face-to-face, è da sempre patito di calcio, del quale è affascinato in ogni sua sfaccettatura. Ha praticato la pallacanestro a livello agonistico per diversi anni. Tra i suoi hobby non si possono tralasciare la musica, la fotografia e la cucina.

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